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Krav Maga: reale utilità o pericoloso inganno? – Comabt Arms n°2 anno VI – Aprile 2018

Krav Maga: reale utilità o pericoloso inganno? – Comabt Arms n°2 anno VI – Aprile 2018

Una riflessione rivolta sia ad estimatori che a detrattori dei corsi di difesa personale

di Manuel Spadaccini, Carabiniere in congedo ed Istruttore professionista nel settore del Krav Maga, fondatore e Direttore Tecnico della KMA – Krav Maga Academy.

Negli ultimi anni stanno spopolando nelle palestre di tutta Italia, ma non solo, i corsi di difesa personale. Basati sull’utilizzo di varie discipline sportive e non -una su tutti il Krav Maga-, essi hanno lo scopo di preparare i praticanti ad affrontare reali minacce ed aggressioni da strada. Come ogni fenomeno di massa, anche questo proliferare di attività di self defence non è esente da dibattiti e polemiche, e vede schieramenti di persone favorevoli opporsi ad altre invece contrarie a queste tipo di proposte.

 

Due linee di pensiero, entrambe utili

Se infatti i sostenitori ritengono che ogni cittadino debba avere la possibilità di imparare a difendere se stesso ed i propri cari, i detrattori affermano invece che questi corsi inducono false convinzioni nei praticanti, mettendoli ancor più in pericolo in quanto, una volta coinvolti davvero in uno scontro in strada, troverebbero impossibile applicare le poco realistiche tecniche apprese in palestra.

Sono due linee di pensiero assolutamente rispettabili ed entrambe hanno valide ragioni d’essere e da professionista del settore e fondatore della “KMA Krav Maga Academy”, ritengo sia fondamentale e costruttivo cogliere l’utilità di entrambe queste linee di pensiero, perché se miscelate tra loro, possono condurre un individuo ad apprendere le migliori capacità per sopravvivere in strada ad un reale attacco.

 

Partendo dal presupposto che gli eccessi non portano a nulla e non sono mai costruttivi, si può osservare che, così come è assolutamente sbagliato trasmettere ai propri allievi un’eccessiva sicurezza in loro stessi, la quale potrebbe portarli a peccare di superbia in un reale scontro fisico, è altrettanto errato demolire nei cittadini ogni speranza di potersi difendere in caso di un’aggressione, anche armata.

 

Non facciamo gli eroi, ma a volte servono gli attributi

Ad esempio, analizzando il caso terribile di un’aggressione perpetrata con un coltello, molti detrattori dei corsi di difesa personale avvertono di scappare, di non fare gli eroi, di non farsi ammazzare tentando coreografici disarmi che in realtà porterebbero solo a morte certa. Hanno ragione, ma non sempre e non completamente.

Perché se è vero che in una situazione di minaccia con un coltello è assolutamente preferibile collaborare con l’aggressore, evitando di scatenare una colluttazione nella quale quasi sicuramente si verrà tagliati e forse uccisi, è altrettanto vero che se col criminale non è possibile collaborare perché ha già iniziato a sferrare coltellate, e non è possibile una fuga immediata, l’unica reazione efficace è quella di combattere con la speranza di riuscire a fermarlo.

 

 

 

Tanto i disarmi non funzionano

Occorre infatti considerare che la fuga non è sempre attuabile, sia per mancanza di una via libera vera e propria, sia nel caso ci fosse la priorità di proteggere il proprio figlio o la propria partner qualora fossero coinvolti anch’essi nell’aggressione. In questi drammatici momenti, tutt’altro che rari, la fuga non è evidentemente da contemplare. Che fare allora? Darsi automaticamente per spacciati perché “tanto i disarmi non funzionano”? Oppure combattere, tentando di sopravvivere proteggendo i propri cari a tutti i costi? Spacciati per spacciati, conviene combattere, cercare di vendere la pelle a caro prezzo utilizzando in questo caso ciò che -di valido- è stato appreso durante anni di allenamento alla difesa personale. Chissà che, grazie ad un mix di tecnica, lucidità, fortuna ed aggressività si possa riuscire a tornare a casa. O quantomeno ci si avrà provato.

 

Non credersi guerrieri spartani

Il concetto è questo: le scuole di Krav Maga, o di difesa personale in genere, non hanno -o meglio, non dovrebbero avere-  la presunzione di insegnare ai propri allievi a fare gli eroi, come fossero invincibili guerrieri spartani, illudendoli di poter affrontare con successo qualsiasi aggressione in strada, perché certe convinzioni si sgretolerebbero immediatamente al primo problema. E’ infatti fin troppo facile generare nei propri allievi errate convinzioni, facendoli sentire dei Superman, proponendo loro allenamenti distanti dalla realtà con esercizi troppo statici, applicando tecniche che funzionano solamente in palestra in risposta ad improbabili aggressioni simulate da avversari poco convinti e troppo collaborativi. In questi casi il buon senso ha ceduto il passo all’esaltazione. Spesso questo tipo di errato approccio unito ad un’immagine esaltata, origina da una profonda inesperienza reale in campo degli stessi istruttori, che per primi sono caduti in un circolo vizioso di false convinzioni e che trasmettono così ai loro allievi.

 

Intelligenza e realismo

Un valida scuola deve invece avere un approccio esattamente opposto, che preveda maturità, intelligenza, basso profilo e valutazione dei rischi. Deve rendere i corsisti in grado di valutare con lucidità se e come reagire, fornendo allo stesso tempo semplici tecniche utili ad avere maggiori e concrete chances di sopravvivenza se costretti a combattere. Gli allenamenti devono prevedere tecniche realmente applicabili sotto pressione, proposte in esercizi che rispecchino realistici comportamenti ostili, tutt’altro che collaborativi. Gli allievi impareranno così ad adattarsi alle diverse contro-reazioni degli aggressori, facendosi un quadro più realistico di ciò che potrebbe avvenire effettivamente in strada. Questo si, che può essere concretamente utile ad un praticante di difesa personale.

 

Per non andare al massacro

In una giungla di proposte che vede scuole eccellenti alternarsi ad altre scadenti, chi decide di iscriversi a questi corsi ha il dovere di selezionare con intelligenza a chi affidare la propria formazione. Perché, in parole povere, se una valida scuola può dare veramente qualche chances di sopravvivenza in più, una scuola scadente porterà il corsista a credere di potersela cavare ma in realtà lo starà solo mandando al massacro.

I tempi degli spartani sono finiti da migliaia di anni, ed anch’essi sono stati annientati. Oggi occorre altro per sopravvivere: la testa prima dei muscoli.

 

Manuel Spadaccini è disponibile per qualsiasi domanda o confronto. Contatti sul sito www.kma.it

    

editoreKma

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