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Intervista a Manuel Spadaccini – Giornale di Merate del 25 Aprile 2017

Intervista a Manuel Spadaccini – Giornale di Merate del 25 Aprile 2017

Calco (ndr)  «I muscoli senza la testa non servono a niente. E anche un’arma, impugnata dalle mani sbagliate, può risultare molto dannosa». Parola di Manuel Spadaccini, il 40enne di Calco capace di trasformare la passione per il Krav Maga nell’attività della sua vita. 4000 gli allievi sfornati dalla Krav Maga Academy, istituita nel 2009 a Calco e ora attiva in numerosi posti in tutta Lombardia con 8 istruttori al seguito chiamati a insegnare i trucchetti di questa disciplina da strada a civili e operatori professionisti. Tutto è iniziato una ventina di anni fa quando Spadaccini era arruolato dell’Arma. «E’ stato lì che ho avuto la fortuna di imbattermi in questo sistema di combattimento, ideato dagli israeliani nella prima metà del Novecento. In tempi in cui in Italia non si sapeva nemmeno cosa fosse, ebbi il privilegio di conoscerlo grazie proprio ad alcuni operatori dell’Arma.». Una volta congedato dalla Benemerita, Spadaccini ha deciso di diffondere il Krav Maga anche fuori: «L’ho fatto perchè lo ritengo utile. La nostra società purtroppo vive un momento difficile in cui la percezione di essere indifesi si è fatto sempre più alto. Alla  scuola di Krav Maga forniamo gli strumenti per imparare a difendersi e, soprattutto, per governare le proprie paure e le proprie ansie».

E poi scoprire, ad esempio, che reagire non è per forza la scelta migliore o  vincente: «Bisogna sempre soppesare i rischi e i benefici. Se mi puntano il coltello alla gola perché vogliono il mio portafoglio, bisogna mettere sul piatto della bilancia la propria vita e i propri soldi e tirare le dovute conseguenze. Diverso è se minacciano di sequestrarmi un figlio o violentarmi la moglie. Quello che è importante è che la reazione non deve essere istintiva: ci vuole la testa, sempre. E’ fondamentale metter al guinzaglio le proprie emozioni e la propria impulsività».

Per questo, oltre alla tecnica, fondamentale e indispensabile, ai corsi (la prima lezione di prova è sempre gratuita) viene insegnato in primo luogo a gestire lo stress provocato da un improvviso e inaspettato evento critico: «Formiamo nello stesso modo sia i civili che i militari con il metodo denominato “inoculazione di stress”, ovvero prevedendo un intenso stress psicologico indotto».

Perchè il krav maga non è uno sport, ma un sistema di lotta ideato per reagire ad attacchi improvvisi. Nasce dalla strada e alla strada si rivolge per fornire, con concretezza e realismo, delle “armi” a chi si sente braccato. «C’è una difesa passiva, che è solo scappare e una attiva, che vuol dire offrire una risposta al proprio aggressore. Lo rimarchiamo molto, quando svolgiamo i corsi di autodifesa femminile: non bisogna scoraggiarsi dalle differenze fisiche tra uomo e donna, ma sapere i punti deboli per poi contrastare».

Il tutto restando però nei contorni della legge: «Non siamo dei giustizieri, anzi, lavoriamo in maniera parallela e complementare alle forze dell’ordine. L’attività proposta si differenzia in tre livelli: il civile, rivolto al cittadino qualunque, in cui forniamo soluzioni che rispettano i confini della legittima difesa privilegiando di fatto la fuga; il police, ideato per i professionisti del settore in cui vengono insegnate le tecniche per immobilizzare o disarmare gli aggressori (proposto anche ai civili nel caso in cui non possano fuggire al proprio aggressore, ndr) e infine il militare che prevede l’eliminazione fisica dell’avversario».

Agli esperti del settore è poi proposto anche l’attività di “Tactical Combat Shooting”, ovvero di tiro operativo israeliano: «Siamo stati i primi a proporlo in Italia. In pratica è un sistema di combattimento con armi da fuoco riservato a militari, Forze dell’Ordine e a civili in possesso del porto d’armi. Anche in questo caso, puntiamo molto alla formazione, spiegando ai civili come si utilizza un’arma». In tempi in cui il bisogno di sicurezza è avvertito in maniera acuta dalla popolazione, saper gestire un’arma è fondamentale: «Non basta averla nel cassetto per essere al sicuro, anzi. Bisogna lavorare e tanto, con la testa, sapendo le conseguenze dei propri gesti. E’ fondamentale sapere che reagendo non sempre si vince: si apre uno scontro che può finire in vittoria o sconfitta».

Per poter praticare l’attività Spadaccini, nominato dal 2013 responsabile nazionale per il settore Krav Maga dall’ Eps Msp (Coni) ha ottenuto una licenza governativa: «Lavoro a stretto contatto con i reparti speciali dei carabinieri e sto partecipando insieme al Comandante Alfa, il fondatore del GIS, il gruppo intervento speciale, reparto d’elite dei carabinieri, a corsi di protezione e scorta».

Nel 2015 il calchese, chiamato anni fa dalle forze speciali russe per addestrare i militari al tiro operativo e alla liberazione degli ostaggi, organizzò la presentazione del libro “Cuore di rondine”  a Merate insieme al giornalista Enrico Fedocci di Mediaset. «La collaborazione tra di noi è massima. Krav Maga Academy  è riconosciuta come un’eccellenza italiana nel settore e a differenza di molte altre organizzazioni italiane è infatti composta da professionisti. Ciò significa che le attività diurne prevedono training con operatori professionisti come forze dell’ordine, agenzie di sicurezza private, compagnie Aeree, mentre la sera offriamo corsi formativi per civili o per operatori professionisti che si iscrivono privatamente in maniera autonoma».

Manuel Spadaccini

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