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VIP Protection israeliana con KMA – Combat Arms n°4 anno III – Giugno 2015

VIP Protection israeliana con KMA – Combat Arms n°4 anno III – Giugno 2015

 

La formazione professionale per protezione VIP proposta in Italia da Krav Maga Academy sta attirando l’ interesse degli addetti ai lavori. Vediamo perché.

VIP PROTECTION ISRAELIANA CON KMA

La nuova frontiera della protezione “Training & Practice” della KMA – Krav Maga Academy

 

di Manuel Spadaccini, Carabiniere in congedo ed Istruttore professionista di metodologie israeliane di difesa, fondatore e Direttore Tecnico della KMA – Krav Maga Academy.

La figura dell’operatore addetto alla protezione di terza persona, chiamato più comunemente “Bodyguard” è una professione particolare, anche affascinante se vogliamo, che può dare molte soddisfazioni ma che necessita un approccio molto serio e comporta un’ inevitabile percentuale di rischio. In Italia il discorso è particolare, solamente le Forze dell’Ordine possono essere incaricate della tutela dell’ incolumità fisica di una persona; i bodyguards che normalmente vediamo al seguito di illustri personaggi sono infatti inquadrati come autisti, portaborse, ecc, oppure sono dipendenti di agenzie di sicurezza ufficialmente incaricati della protezione di determinati beni del VIP, come ad esempio un orologio o una valigetta. Tuttavia, in caso di aggressione, sarà proprio il VIP, che porta al braccio il prezioso accessorio, ad essere protetto ed eventualmente evacuato dal proprio team di protezione. In molti paesi esteri invece non sussistono tali limitazioni e la professione del bodyguard prevede generosi spazi di manovra. Si tratta ovunque di una figura sempre più richiesta e ben remunerata.

A volte è meglio cambiare mestiere

Occorre comprendere però che per svolgere seriamente questa professione, non è sufficiente avere una importante stazza fisica e/o saper muovere le mani. Questo incarico necessita professionisti preparati ad operare in un contesto articolato e pericoloso, non si tratta di un dopolavoro da buttafuori in una discoteca ma di una professione a tempo pieno e ben più complessa. Non è corretto ingannare il proprio cliente spacciandosi per un bodyguard se veramente non si è formati a 360°. Conoscere un’arte marziale o una disciplina di combattimento è solo uno dei tantissimi tasselli del puzzle. Anche avere un’arma per difesa personale non significa saperla necessariamente usare come si deve per proteggere qualcun altro, magari tra la folla o da un veicolo, decidendo in pochi istanti la corretta reazione da attivare. Personalmente conosco alcuni operatori confidatisi con me, che pensavano di essere pronti a proteggere il loro cliente ed invece si sono accorti che nel momento dell’evento critico si sono bloccati, incapaci di reagire prendendo una decisione in pochi istanti. Molti hanno cambiato mestiere. Ed hanno fatto bene perché, come un operatore deve ripetersi ogni giorno prima di prendere servizio nel proprio team, “se faccio un errore non torniamo a casa”. Il plurale la dice tutta: l’errore del singolo può costare (anche la vita) a tutto il team. Pensiamo ad esempio ad un team di protezione operativo in qualche Paese del Medio Oriente, incaricato dell’ incolumità di un soggetto a rischio di attentato, magari anche terroristico. Non c’è da scherzare. Come si dice, i bei soldi non li regala nessuno.

 

Per nulla facile

La protezione VIP è qualcosa di molto più complesso di quanto si possa pensare, che necessita la padronanza dei principi di questo particolare settore: Intelligence per raccolta, confronto ed analisi dati, individuazione fattori di rischio, determinazione del livello di protezione, aree e tragitti, preparazione dei piani operativi di prevenzione, piani di attuazione primari ed alternativi, piani di emergenza, modalità di coordinamento e dialogo tra gli operatori, esecuzione e debreafing finale. Volutamente questa descrizione è restrittiva e superficiale in quanto non basterebbe lo spazio di questa pregevole rivista nemmeno per il capitolo introduttivo di questo particolare ambito formativo.

Un oliato ingranaggio, con esperienza

Un professionista preparato ha ampie conoscenze e capacità sulla scelta e gestione delle attrezzature disponibili, dei veicoli, ricerca di eventuali inneschi ed esplosivi, capacità di individuazione tra la folla di soggetti “fuori luogo”, capacità di dialogo (almeno in lingua inglese) e collaborazione tra gli elementi di un nuovo team (si devono evitare situazioni competitive tra gli operatori). Occorre che esso conosca -sia in luoghi chiusi che in campi aperti- le procedure di accoglienza, scorta, protezione, sia in grado di pensare rapidamente decidendo in caso di criticità la migliore reazione disarmata o ingaggio armato ed evacuazione, le idonee procedure di guida in convoglio ed attuazione delle manovre di emergenza, tutto in un perfetto ed oliato meccanismo nel quale ogni operatore, come un ingranaggio, gira in sinergia con gli altri. Tanto addestramento al poligono ed alla guida, esercizi in edifici e in spazi aperti, il tutto unito a tante ore in aula con validi ed esperti istruttori possono portare un futuro bodyguard a comprendere il sistema della protezione VIP. Ma per una completare il puzzle di una vera preparazione occorre un tassello, il più importante di tutti: l’esperienza sul campo. Solo con l’esperienza un professionista potrà arrivare ad essere veramente preparato.

Un pezzo di carta non ferma i proiettili

Come detto, la formazione è molto importante, ma non sarà il pezzo di carta del diploma di questa o quella scuola che l’operatore potrà utilizzare per difendere il proprio assistito o per convincere i nuovi colleghi ad accettarlo ed a fidarsi di lui. Occorre pertanto scegliere con oculatezza a chi affidare la propria formazione in un panorama di offerte dove il metro di misura non deve essere il prezzo del corso. Costi elevati non significano necessariamente qualità. I certificati si comprano, l’esperienza no. Pertanto occorre cercare qualche organizzazione che formi in maniera completa i nuovi bodyguard, con apposite attività di lavoro in team ed in singolo, attività di tiro specifiche, guida operativa, simulazione in edifici ed in campo aperto, lezioni teoriche in aula ma che al termine del corso dia anche la possibilità di fare pratica ed esperienza sul campo. Ad esempio proprio per questo motivo la scuola che dirigo, la KMA – Krav Maga Academy, vanta una divisione specifica già operativa in Siberia (Russia), in grado anche di accogliere novizi del settore per la pratica in campo dei propri corsisti. La preziosissima esperienza trentennale degli istruttori russi ed israeliani di KMA e degli esperti operatori, può essere assimilata dai nuovi professionisti direttamente operando al loro fianco sul campo, in reali compiti di protezione, con diversi livelli di difficoltà e rischio. Le esperienze vissute andranno a completare il proprio bagaglio tecnico ed il proprio curriculum. Questa è una vera e completa formazione.

Un passo alla volta

Molti si lasciano attrarre da questa professione, buttandocisi a capofitto per poi scoprire di avere gettato tempo e denaro. Occorre invece avvicinarsi gradualmente al mondo della protezione, un passo alla volta, per capire se si è fatti l’uno per l’altro. Si tratta di scoprire un ambiente spesso diverso da ciò che si immagina o si vede sullo schermo. Per questa ragione KMA fornisce sia la possibilità di avvicinarsi alla VIP Protection con corsi “Entry Levels”, perfetti per apprendere i concetti base di questo particolare mondo e contemporaneamente imparare a conoscerlo ed apprezzarlo, sia i successivi sopracitati corsi specifici “Professional” aventi durate più o meno lunghe, con al termine la possibilità di una reale esperienza in campo. La scelta di formarsi professionalmente sarà così più ponderata, ragionata e convinta.

Non sbattere la porta

Si dice che la protezione personale sia una vocazione. Se fatta solo per soldi non si andrà lontano. E’ la verità: in questo mestiere infatti la reputazione è tutto. Basta fallire una volta per essere tagliati fuori dal giro. Perdere il cliente è la cosa peggiore che può capitare ad un operatore professionista. Al contrario, quando per propria volontà si decide di cambiare datore di lavoro è proprio la lettera di referenza scritta dal nostro ultimo cliente che, se ci saluterà soddisfatto, farà la differenza. Insomma, quando ce ne andiamo, facciamolo senza sbattere la porta, ne guadagnerà la nostra immagine ed il nostro futuro.

 

1- Le esercitazioni di tiro devono prevedere contesti realistici e gestione dello stress improvviso

2- Non solo piombo pesante, anche lezioni teoriche completano il programma formativo KMA

3 – L’utilizzo dei veicoli è parte fondamentale dei corsi Krav Maga Academy

4- KMA dispone di diversi veicoli impiegati per l’addestramento

5- “Close Protection” – la protezione ravvicinata per interposta persona. Da molti è considerata una vocazione.

6- Anche le donne sono sempre più ricercate in questa professione.

7- Armi corte o lunghe non importa, ad un vero professionista è richiesta massima flessibilità

8 – Gli operatori formati in KMA testano ed applicano quanto appreso direttamente sul campo in impieghi reali

9 – Gruppo di operatori durante un training KMA

10- I corsi KMA sono molto apprezzati e richiesti, a giudicare dall’incredibile numero dei corsisti che si rivolgono a questa Scuola.

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KMA

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