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Tactical Combat Shooting Israeli Method – Combat Arms n°5 anno II – Agosto 2014

Tactical Combat Shooting Israeli Method – Combat Arms n°5 anno II – Agosto 2014

Adrenalinico e molto aggressivo, il Combat Shooting Israeliano proposto in Italia da Krav Maga Academy sta attirando l’ interesse degli addetti ai lavori. Vediamo perché.

TACTICAL COMBAT SHOOTING – ISRAELI METHOD

Sparare israeli style con la KMA – Krav Maga Academy

 

di Manuel Spadaccini, Carabiniere in congedo ed Istruttore professionista nel settore del Combat Shooting Israeliano, fondatore e Direttore Tecnico della KMA – Krav Maga Academy.

Molte sono le metodologie di utilizzo delle armi da fuoco, ognuna con validi princìpi ed impieghi e non è certo presunzione di questo articolo voler individuare un sistema migliore rispetto ad altri. Ci limiteremo ad analizzare le peculiarità e caratteristiche di questa particolare metodologia israeliana di combattimento con arma corta, insegnata in Italia dalla KMA, illustrandone brevemente le caratteristiche e le motivazioni che hanno portato gli esperti combattenti israeliani ad optare per una soluzione piuttosto che per un’altra.

Davanti al viso

Salvo particolari situazioni operative, gli israeliani non utilizzano la “Condition One” (colpo in canna e sicura inserita) perché è stato osservato che, in reali contesti operativi sotto intensa ed improvvisa pressione, risulta impegnativo dedicarsi a movimenti fini e precisi, come agire sui piccoli comandi della sicura di un’arma (per maggiori dettagli in merito vi rimando all’ articolo pubblicato su Combat Arms di Febbraio 2013 – Lo stress da evento critico). Una delle caratteristiche principali del tiro israeliano è pertanto diventata la particolare posizione impiegata per armare la pistola. Lo sguardo dell’operatore rimane fisso sull’obiettivo, l’ arma viene estratta dalla fondina e portata nel campo visivo, sdraiata davanti al viso, con la mano debole che afferra e trattiene il carrello. Sarà la mano che la impugna a spingere in avanti l’arma per inserire il colpo in canna, come a voler tirare un cazzotto in direzione del bersaglio. Con un minimo di esercizio, il tempo impiegato armando “all’israeliana“ è praticamente lo stesso di quello necessario ad andare in puntamento con il colpo in canna e sicuramente inferiore a quello necessario a disinserire una sicura sotto intensa pressione. Per risolvere situazioni d’emergenza nelle quali la mano debole fosse del tutto inutilizzabile, viene insegnato ad armare la pistola, con particolari tecniche, anche con una sola mano. Il metodo è universale, qualsiasi sia l’arma utilizzata. Anche con armi come le Glock, aventi sicura direttamente sul grilletto, si preferisce generalmente non portare il colpo in canna sia per questioni di uniformità, di automatismo, che per ragioni statistiche di sicurezza. Un Agente, infatti, avrà in media forse un solo scontro a fuoco nella sua vita, ma quotidianamente sarà chiamato a maneggiare l’arma, magari in presenza di famigliari o colleghi, prima e dopo il servizio, anche stanco e stressato, per migliaia di volte nella propria carriera. Dopo attenta analisi statistica degli incidenti su scala mondiale, gli operatori israeliani hanno deciso di evitare la condizione del colpo in canna, individuando al contempo una risposta rapida ed efficace di armamento.

 

 

 

 

Posizione del tennista

Anche la posizione di tiro prevede che vengano assecondate le normali reazioni umane. E’ stato osservato infatti, in filmati di reali scontri a fuoco, che Agenti di Polizia di diversi Paesi, anche addestrati da sempre al tiro con posizioni asimmetriche, nel momento di un attacco improvviso assumevano una posizione simile a quella di un tennista o di un portiere di calcio: frontale, simmetrica ed a gambe larghe. Questa particolare posizione è pertanto adottata nel tiro israeliano ed quindi in KMA. Se il tiro avviene ad una mano, la seconda viene protesa in avanti, rivolta lateralmente con il palmo all’esterno. Ha funzione di bilanciamento e di protezione dell’arma in ambienti affollati come centri commerciali o mercati. Siamo in Israele, non dimentichiamolo!

 

Spostamenti ed ABS

Sotto il piombo pesante gli spostamenti devono essere molto rapidi. Durante gli esercizi in rapida corsa è richiesto che il gomito del braccio armato scenda a contatto del fianco e la pistola –indice dell’operatore lungo il fusto- rimanga sempre rivolta in avanti. In caso di necessità è così possibile fare fuoco in emergenza, rapidamente. Anche per fermarsi da una rapida corsa, i corsisti imparano una specifica metodologia israeliana che prevede lo stantuffare alternativamente i piedi, distanti e paralleli tra loro, fino a fermarsi. Si tratta di una specie di “ABS” che garantisce più aderenza e quindi minore probabilità di caduta su terreni difficili come ghiaia, prato bagnato, ecc. Una volta fermo, l’ operatore è già nella posizione di tiro e può riposizionare l’arma in puntamento allineando gli organi di mira con gli occhi.

Se poi si desidera effettuare la transizione dal tiro in piedi a quello in ginocchio lo spostamento del piede non è mai all’indietro. Secondo il principio israeliano va effettuato sempre in avanti o al massimo lateralmente, dove è sempre possibile vedere la zona di appoggio. Alla classica posizione a “Torre”, più sollevata, gli israeliani preferiscono appoggiare il sedere sul tallone per una maggiore stabilità. Nei loro contesti operativi sono sempre da considerare situazioni nelle quali l’operatore può essere urtato da civili in fuga o che, pesi dal panico, gli richiedono aiuto scuotendolo violentemente. Riuscire pertanto a mantenere una posizione stabile è molto importante.

 

Occhi aperti

L’ingaggio israeliano è molto aggressivo, caratterizzato da un alto e rapido volume di fuoco. La priorità non è la precisione assoluta, bensì assicurarsi che l’ostile abbia almeno 3-4 colpi in corpo prima di cadere a terra o prima che riesca a mettersi al riparo. Questo è dettato dalle specifiche esigenze di stoppare rapidamente eventuali azioni atte ad innescare dispositivi esplosivi e più in generale, ad evitare la sopravvivenza del nemico. Si fa fuoco con entrambi gli occhi aperti per non perdere di vista nulla nel teatro del conflitto.

 

Gestire il VIP

Uno dei campi di impiego più apprezzati degli operatori israeliani è quello della Close Protection, la protezione ravvicinata. Anche qui sono previste particolari metodologie di lavoro, difficili da descrivere brevemente, ma caratterizzate da grande esplosività ed aggressività. La gestione del VIP posizionato dietro l’Operatore con il braccio trattenuto è una delle immagini più comuni della Close Protection israeliana. Controllare fisicamente il VIP è essenziale per aumentare l’efficacia della protezione. Infinite possono essere le casistiche di intervento, pertanto anche gli esercizi proposti in addestramento prevedono molteplici situazioni, partendo dall’impiego di un singolo o di una coppia di operatori, passando poi per la classica disposizione a “Scatola o Box” fino al “Diamante” semplice od allargato. La preparazione degli operatori israeliani in questo campo ha fatto sì che il loro impiego sia apprezzato e richiesto in tutto il mondo.

 

Moltissime sono le altre peculiarità di questo particolare metodo di combattimento che strizza l’occhio alla gestione dello stress e prevede specifiche metodologie, sia in azione che nelle fasi delle procedure di sicurezza. Ad esempio, dopo la rimozione del caricatore dall’arma, è richiesto l’accertamento non solo visivo dell’operazione avvenuta, ma anche tattile, infilando il dito nell’alloggio del caricatore. Come è possibile osservare da quanto finora descritto, non si tratta di un sistema che prevede metodi e posizioni di tiro bensì di combattimento. Per queste ragioni l’ addestramento israeliano proposto da KMA prevede specifici esercizi sotto intensa pressione, come il lavoro da automobile, la movimentazione tra stanze e corridoi, il riconoscimento rapido tra ostili e civili, la gestione della folla, la difesa di terza persona e molto altro. Incrementare nei corsisti l’aggressività, la reattività e la lucidità sotto pressione, la loro capacità di ragionamento e di adattamento agli imprevisti sono gli obiettivi primari dell’addestramento proposto. Come detto, gli Israeliani affermano che loro combattono con un’ arma, non si limitano a fare fuoco. Per questo motivo descrivono la loro metodologia di reazione armata letteralmente un “Combat Shooting”. Rispecchia perfettamente il carattere del loro popolo, ospitale ma sempre “Combat Ready” ed in linea con uno dei loro principi salva-vita: “Be aggressive, be crazy”.

Manuel Spadaccini è disponibile per qualsiasi domanda o confronto. Contatti sul sito www.kma.it

Didascalie:

  • Due caratteristiche del Combat Shooting Israeliano: l’armamento davanti al viso e la posizione di tiro con il braccio debole proteso per proteggere l’arma da eventuali urti da civili in fuga
  • Nel tiro a due mani gli israeliani assecondano la naturale posizione simmetrica adottata dal corpo umano in situazioni di intenso stress
  • In ginocchio il corpo appoggia sul tallone: potremmo venire urtati dalla folla in fuga. Parola d’ordine stabilità
  • Addestramento alla Close Protection. Quando si scatena l’inferno occorre controllare fisicamente il VIP. Questo dà maggiore efficacia alla sua protezione
  • Reattività. I corsi KMA prevedono lavoro intenso sotto pressione ed in svariate simulazioni in pieno stile israeliano
  • Sapere come comportarsi tra la folla è essenziale in paesi ad alto rischio di attacchi terroristici
  • gli Istruttori KMA sono tutti formati in Israele e sono abili nel mettere sotto pressione i corsisti
  • Civili, Forze dell’Ordine o Militari. Chiunque siano i corsisti in qualsiasi esercizio le parole d’ordine sono sempre le stesse: aggressività e lucidità

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