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Mani nude contro Pistola – Combat Arms n°4 anno II – Giugno 2014

Mani nude contro Pistola – Combat Arms n°4 anno II – Giugno 2014

Reagire con successo è possibile, ma si rischia solo se ne vale la pena.

Di Manuel Spadaccini, Carabiniere in congedo e professionista nel settore dell’autodifesa, fondatore e Direttore Tecnico della KMA – Krav Maga Academy.

E’ possibile reagire con successo a mani nude contro un avversario armato di pistola? A volte si, tuttavia ne deve valere la pena. Uno dei principi fondamentali che trasmetto ai miei Allievi, che siano questi Forze dell’Ordine, Militari o Civili, è quello di valutare il fattore rischio/beneficio di una loro eventuale reazione.

Un rapinatore a mano armata ad esempio, non ha come scopo primario quello di uccidere, bensì quello di derubare. Se la vittima decide di reagire, scatenerà un’evoluzione della situazione, che potrebbe anche degenerare un omicidio. Nelle rapine -generalmente- l’arma è infatti usata a solo scopo intimidatorio, ma se l’aggressore non si fa scrupoli potrebbe anche tirare il grilletto, proprio a causa di una improvvisa reazione. Pertanto è preferibile rischiare solamente se sul piatto c’è una posta molto alta, non il semplice portafoglio o catenina, ma qualcosa di ben più prezioso. Ad esempio se il criminale volesse violentare la moglie dell’aggredito o rapire il figlio, ecc… sempre che i nemici non siano più di uno, altrimenti le cose si farebbero ancor più complesse da affrontare.

Al contrario, in campo police ed ancor più in quello militare, se l’avversario dovesse estrarre un’arma, molto probabilmente lo farebbe per fare fuori qualcuno. In tal caso è necessario reagire immediatamente, ma non sempre si avrebbe il tempo di estrarre la cara Beretta. Se ad esempio un operatore venisse colto di sorpresa da un aggressore molto vicino, sarebbe più veloce ed efficace tentare di spostargli la pistola e disarmarlo a mani nude, piuttosto che provare ad estrarre l’arma.

Attenzione: stiamo coi piedi per terra, nessuno è Superman ed a distanza di oltre un metro dall’arma difficilmente è possibile reagire con successo. Allo stesso modo le probabilità di cavarsela sono prossime allo zero se si volesse reagire su un aggressore che punta l’arma tenendola vicina al suo fianco anziché puntarla platealmente con il braccio disteso. Ma più frequentemente l’arma viene puntata a braccio teso, (è sufficiente osservare i filmati di reali rapine) e questo può dare una chance per una reazione.

La metodologia ad oggi più efficace nell’affrontare a mani nude un aggressore armato proviene da Terra Santa, grazie al sistema di combattimento israeliano denominato “Krav Maga”. E’ un sistema nato per la formazione di militari, dalla provata efficacia sul campo. Il concetto principale del Krav Maga nell’affrontare una pistola semiautomatica è quello di bloccare il carrello creando un inceppamento che impedisca all’arma di ricaricarsi, per poi entrarne in possesso. E’ assolutamente fattibile, l’ho personalmente mostrato molte volte, su armi vere, esplodendo munizionamento 9 mm non a salve. Lo stesso lo hanno provato i miei Allievi. Lo mostro in un video visibile online su Youtube e sul sito dell’ Accademia che dirigo. Posso garantire che non ci si scotta, non ci si ferisce la mano ed è sufficiente una buona presa, non sovrumana.

Occorre considerare che il primo colpo in canna verrà ugualmente esploso nel caso venga premuto il grilletto, pertanto è essenziale, durante l’eventuale nostra reazione, gestire l’arma del nemico controllando che la bocca di volata non sia mai più rivolta contro una parte del proprio corpo.

Esistono diverse modalità di reazione e disarmo, variabili a seconda della situazione. In queste pagine vengono mostrate delle immagini che analizzano la condizione meno critica e “fortunatamente” più probabile: una pistola puntata all’altezza del petto o della testa, con entrambi i contendenti in piedi. Non vi è differenza se il nemico impugna la pistola con una o due mani, la dinamica di reazione non varia.

Descrivere una tecnica corretta di reazione e disarmo non è semplice, mostrarla è assai più pratico ed è sicuramente necessario provarla numerose volte, anche sotto stress indotto per assumere quella dimestichezza ed ottenere quell’automatismo necessario al successo.

Per questo motivo mi limiterò ad indicare le sequenze cronologiche di base, che rimangono sempre le stesse indipendentemente dalla situazione, dall’ angolazione di attacco e dall’ambiente che ci circonda:

  • Afferrare l’arma bloccandone il carrello e deviando contemporaneamente la direzione di volata al di fuori della sagoma del proprio corpo.
  • Posizionare il corpo in modo da offrire meno superficie bersaglio possibile, portando il peso sul braccio incaricato di gestire l’arma del nemico. A seconda della tecnica, è utile raddoppiare la presa anche con l’altra mano.
  • Colpire pesantemente l’avversario al viso o alle parti intime generando in lui un momentaneo shock
  • Entrare in possesso dell’arma ruotandola contro di lui e poi strappandola
  • Proteggere l’arma preparandosi alla gestione di una possibile reazione del nemico, atta a riconquistare l’arma ormai in nostro possesso
  • Allontanarsi dal nemico
  • Ripristinare il funzionamento della pistola eventualmente da noi inceppata con la classica procedura “Tap-Rack” (colpire il fondo del caricatore per riassicurarlo in sede e riarmare per espellere il bossolo rimasto all’interno).
  • Tenere sotto tiro l’aggressore o fuggire

Notare che nei momenti immediatamente successivi al disarmo l’operatore sarà troppo vicino al nemico per potergli puntare l’arma a sua volta (il criminale potrebbe infatti restituire il favore, disarmandolo!), pertanto è necessario indietreggiare (con movimento “Step-Slide”) per guadagnare una distanza che consenta di andare in puntamento con sicurezza. Se la vittima dovesse avere una parete alle spalle sarà invece costretta ad avanzare -con tutta l’aggressività necessaria- travolgendo il nemico, combattendo ed utilizzando anche l’arma come oggetto contundente (impattando sempre con la canna rivolta contro il nemico) per guadagnare la fuga.

Un consiglio: diffidare sempre dal far fuoco con un’arma che non si conosce. Potrebbe essere stata modificata, alterata, non manutentata da decenni e potrebbe avere qualsiasi genere di problema o malfunzionamento. Una volta guadagnata una distanza di sicurezza, se se ne dispone, è importante estrarre la propria fidata arma, che ben si conosce.

Reagire quindi è possibile, ma la situazione va valutata caso per caso. La professionalità sta anche nella capacità di ragionamento sotto pressione. Un maggiore probabilità di successo è proporzionata all’ efficacia dell’addestramento, il quale dovrà comprendere molteplici situazioni di aggressione sotto intenso stress.

 

Manuel Spadaccini è disponibile per qualsiasi domanda o confronto all’indirizzo mail: info@kma.it

 

DIDASCALIE

 

01– a metri di distanza non facciamo gli eroi, non abbiamo chance

 

02– a distanza ravvicinata è possibile tentare una reazione, se ne vale la pena

 

03– il corretto modo di impugnare l’arma del nemico per bloccarne il carrello

 

04– l’altra mano può supportare l’azione. Notare la posizione della mano destra che in questo caso andrà a ruotare la pistola e ad impugnarla

 

05– ruotare l’arma verso il nemico. il suo dito potrebbe spezzarsi incastrandosi tra ponticello e grilletto. parola d’ordine aggressività

 

06– non sappiamo quale sarà la reazione del criminale dopo il disarmo. Proteggere la pistola conquistata è fondamentale

 

07– la procedura “Tap-Rack” per ripristinare il funzionamento dell’arma. facciamola solo a distanza

 

08– solamente una volta guadagnata distanza possiamo mettere sotto tiro il nemico

 

09– un’ altra sequenza di disarmo, la pistola può essere usata come oggetto contundente. Attenzione alla direzione della canna, mai orientata verso di noi

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