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La cover – Combat Arms n°5 anno IV – Dicembre 2016

La cover – Combat Arms n°5 anno IV – Dicembre 2016

Prende il via la rubrica dedicata alle tecniche di difesa personale professionale Krav Maga, applicabili nelle diverse finalità Civile, Police e Militare

La “Cover”

Applicazione della tecnica in risposta ad un attacco al volto

di Manuel Spadaccini, Carabiniere in congedo ed Istruttore professionista nel settore del Krav Maga, fondatore e Direttore Tecnico della KMA – Krav Maga Academy.

E’ ormai risaputo come il Krav Maga sia un sistema di combattimento corpo a corpo di origine israeliana, nato come strumento di autodifesa in risposta ad aggressioni da strada. La sua ampia e costante diffusione si deve non solo alla reale efficacia ma anche ad altre preziose caratteristiche, quali il facile e rapido apprendimento, la possibilità di applicazione delle tecniche anche senza avere particolari abilità fisiche, la versatilità di impiego nelle diverse esigenze sia civili che professionali, come ad esempio per le Forze dell’Ordine o per personale Militare. Inoltre, così come le moderne tecnologie belliche sono costantemente alla ricerca del miglioramento delle performance, anche il Krav Maga, che nasce ed opera anch’esso in ambiente bellico, è in continua evoluzione. Orientato alla continua autoanalisi ed al costante perfezionamento, questo sistema di combattimento non esita infatti a modificare -ed a volte eliminare completamente- le proprie tecniche se queste si dimostrano statisticamente inefficaci o presentano evidenti lacune. Il successo di del Krav Maga è proprio questo: essere costantemente aggiornato in base alle reali ed attuali esigenze del momento.

Il Teatro Israeliano, fonte di aggiornamento

Questa continua evoluzione è anche sostenuta e coadiuvata dalla costante e reale applicazione sul campo, in un teatro come quello israeliano, che vede quotidiani eventi violenti che portano indirettamente a testare il Krav Maga non in una palestra, ma in un reale contesto operativo. Il continuo sviluppo ed aggiornamento delle tecniche, volto alla ricerca della massima efficacia, è prezioso e necessario in quanto aumenta le probabilità di successo -e quindi spesso di sopravvivenza- degli operatori israeliani che applicano il Krav Maga nello svolgimento del proprio lavoro.

La “Cover”, esempio di evoluzione

Si è scelto quindi di illustrare una tecnica denominata “Cover”, andata proprio a sostituire la classica “parata d’incontro”, che per molti anni ha caratterizzato il Krav Maga comparendo in una moltitudine di presentazioni cartacee e sul web. Un perfetto esempio di come questo sistema sia costantemente in evoluzione. La tecnica “Cover” viene applicata in risposta ad una aggressione perpetrata con uno o più pugni al volto ed offre diversi vantaggi rispetto alla parata originariamente prevista nel Krav Maga in questi casi, in quanto non solo offre una maggiore protezione dell’ operatore, ma consente anche a quest’ultimo, rispetto alla precedente, di proseguire l’azione mediante il controllo, il bloccaggio e la successiva conduzione a terra del soggetto ostile per esigenze di polizia. Applicata invece in ambiente bellico -se sussistono opportune esigenze estreme di sopravvivenza- la “Cover” consente al militare anche la successiva rottura delle articolazioni del nemico e persino la sua eliminazione fisica tramite lesione cervicale.

In cima alla lista

Una serie di vantaggi che ha portato quindi questa tecnica in cima alla lista delle possibili reazioni dell’operatore che si trova vittima di una aggressione disarmata a corta distanza. Una condizione tutt’altro che improbabile, dato che chiunque può trovarsi, improvvisamente o meno, a una distanza tanto breve da divenire pericolosa e che purtroppo non sempre è possibile evitare. Pensiamo ad un Agente di Polizia che si trova faccia a faccia con un soggetto disarmato ma alticcio e pronto allo scontro o un civile vittima di un’ improvvisa aggressione in strada. L’esperienza acquisita sul campo ha portato ad osservare che non sempre è possibile recuperare una distanza che consenta agevoli movimenti. Ad esempio se la vittima si trova un ostacolo alle spalle come un’auto parcheggiata, un muro o il bancone di un bar, o più semplicemente se il teatro dell’aggressione è ristretto come nel caso in cui si verifichi in un ascensore. Di fronte ad una distanza molto breve dall’avversario, l’originaria tecnica della “parata d’incontro” ha presentato numerose lacune.

E’ sempre possibile avanzare

Si è potuto osservare infatti che anche se l’operatore aveva i riflessi per sollevare il braccio intercettando il pugno, se questo veniva sferrato a sorpresa e con molta forza da brevissima distanza, come farebbe un pugile ad esempio, difficilmente l’operatore riusciva a generare un’ energia in grado di fermare il colpo. Un’altra lacuna della vecchia tecnica era l’inefficacia nel caso in cui il pugno fosse un diretto anziché un gancio. Sulla base di queste esperienze realmente accadute si è anche osservato che non è sempre possibile indietreggiare ma è invece sempre possibile avanzare verso l’aggressore. Pertanto gli operatori israeliani hanno inserito la “Cover” come applicazione universale su attacchi di pugno al volto, siano essi ganci o diretti, sferrati con mano destra o sinistra.

Una corazzatura

La “Cover” si presenta proprio come una sorta di corazzatura che protegge il capo dell’operatore da attacchi provenienti da qualsiasi direzione. Mano che protegge la nuca, gomito che si unisce all’avambraccio dell’altro arto (che nel frattempo colpisce il lato del collo del nemico) per chiudere la zona frontale e volto protetto verso il basso, con lo sguardo dell’operatore rivolto verso terra, in modo da individuare il bersaglio da colpire come risposta (quali i genitali nel nemico). Questo tipo di parata risulta efficace contro attacchi provenienti sia frontalmente che lateralmente e non necessita nemmeno di intendere con quale mano l’aggressore sferrerà il pugno o se ne arriveranno da entrambi i lati. La cover infatti, una volta applicata è in grado di proteggere l’operatore a 360°. Non essendo possibile frenare efficacemente uno o più pugni del nemico, si preferisce così assorbire il colpo per passare istantaneamente al contrattacco, è infatti sufficiente un deciso movimento in avanti per trovarsi già con il gomito posizionato sopra la spalla dell’aggressore. Da qui il braccio scatterà rapidamente a bloccare quello del nemico, verrà mantenuto il controllo dell’avversario e verrà sferrata la ginocchiata ai genitali (se necessario anche più di una). In una difesa applicata da parte di un comune cittadino potrebbe essere sufficiente questo, per allontanarsi rapidamente dall’aggressore. Un operatore di Polizia invece, potrà preferire dirigere la ginocchiata allo stomaco, anziché sui genitali (per evitare eccessive lesioni sul soggetto), e sfrutterà il controllo del braccio per condurre successivamente a terra l’ ostile ed eventualmente procedere all’arresto. Un militare in situazione estrema potrà invece preferire, dopo la ginocchiata ai genitali, la rottura del braccio tramite pressione col ginocchio o optare per una rottura cervicale. Può sembrare impegnativo ma con il giusto allenamento queste reazioni sono efficacemente applicabili in pochi istanti.

La testa prima dei muscoli

Ovviamente questi sono solo pochi esempi di ciò che un civile o un operatore professionista può decidere di applicare in termini di risposta su un aggressore, dopo aver applicato la “Cover”. Ma ciò che non bisogna dimenticare è che l’efficacia di qualsiasi tecnica di combattimento, quindi anche del Krav Maga, dipende più dalla testa che dai muscoli. Lucidità, prontezza e ragionata aggressività sono alla base del successo di ogni situazione di combattimento. E’ pertanto fondamentale allenarsi in maniera idonea alla giusta forma mentis. L’allenamento deve infatti sempre prevedere situazioni realistiche che portino l’allievo a reagire in caso di improvviso o prolungato stress e che lo portino non ad applicare mnemonicamente delle tecniche ma che piuttosto aiutino l’allievo a ragionare in base alla situazione in cui si trova, mantenendo la calma ed il controllo del proprio corpo. Le tecniche emergeranno così automaticamente nella forma e nel momento giusto.

Manuel Spadaccini è disponibile per qualsiasi domanda o confronto. Contatti sul sito www.kma.it

 

Didascalie:

  • Tre viste della Cover. Questa tecnica ha sostituito in molti casi la tradizionale parata del Krav Maga, dimostrandosi molto efficace contro improvvisi attacchi di pugno.
  • A sinistra la presunta applicazione della classica parata d’incontro, con contemporaneo pugno. A destra ciò che invece realmente accadeva agli operatori.
  • La Cover funge come una sorta di corazzatura del volto e del capo. Si è dimostrata rapida e molto più efficace soprattutto a cortissima distanza.
  • Dopo aver protetto il volto, il braccio scende ad imprigionare quello dell’avversario, impedendone l’arretramento. La ginocchiata viene portata immediatamente dopo.
  • Per un comune cittadino, dopo aver reagito per proteggere la propria incolumità, l’esigenza è quella di allontanarsi dall’aggressore il più velocemente possibile.
  • Il controllo del braccio è utile per gli operatori di Polizia, i quali possono condurre a terra il soggetto ostile ed eventualmente procedere all’arresto.
  • Una delle tante tecniche di immobilizzazione a terra di un soggetto. Manuel Spadaccini di KMA insegna a controllare costantemente anche la situazione circostante.
  • La finalità militare prevede di causare lesioni importanti sull’aggressore come rotture delle articolazioni o l’eliminazione fisica tramite rottura cervicale.

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KMA

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