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Il nostro Pilota Automatico – Combat Arms n°3 – Aprile 2013

Il nostro Pilota Automatico – Combat Arms n°3 – Aprile 2013

Prende in mano la situazione e può toglierci dai guai, ma solo se lo abbiamo addestrato bene. E’

IL NOSTRO PILOTA AUTOMATICO

di Manuel Spadaccini, Carabiniere in congedo ed Istruttore professionista nel settore del Combat Shooting Israeliano, fondatore e Direttore Tecnico della KMA – Krav Maga Academy.

Tre Agenti su quatto, coinvolti in scontri letali, hanno combattuto senza riflessione cosciente. Secondo Artwhol e la sua ricerca questo dato è indiscutibile. In effetti basta osservare le reazioni degli agenti che, grazie a riprese effettuate da telecamere di sicurezza, rimangono sbalorditi nel rivedersi in azione sotto pressione in reali contesti operativi. Addirittura alcuni non ricordano quasi nulla, anche se il loro operato è stato tecnicamente perfetto. Sono stati osservati agenti che, sorpresi da un’arma puntata loro contro, si sono trovati ad aver già estratto e persino fatto fuoco sul malvivente senza accorgersene. Qualcun altro ha fatto il lavoro al posto loro? In un certo senso si. Sotto intensa pressione, in situazioni improvvise nelle quali si rischia realmente la vita, prende il comando una parte subconscia presente nel nostro cervello. In quei secondi le redini passano in mano ad un vero e proprio pilota automatico il quale andrà ad applicare le reazioni e le tecniche che abbiamo appreso nell’addestramento.

 

E qui arriva il bello, se il nostro addestramento ci ha abituati ad una errata ripetitività, magari anche banale, state certi che sotto il piombo pesante una apparentemente innocua abitudine può avere effetti drammatici sull’esito finale della nostra reazione.

Lo stesso concetto è ripreso dal Col. Grossman, esperto di addestramento militare, il quale ritiene che ciò che si assimila in addestramento, riemerge in combattimento. Questo è assolutamente vero e gli esempi di un errato addestramento sono moltissimi. Per esempio l’abitudine tutta americana, durata quasi un secolo, di esercitarsi al tiro con i revolver e di raccogliere da terra i sei bossoli a tamburo vuotato. Per evitare di raccattarli tutti alla fine della giornata li si raccoglieva man mano e si infilavano in tasca, una banale abitudine consolidata, ma il risultato è stato incredibile: al termine di numerose sparatorie gli agenti si trovavano in tasca i bossoli senza ricordarsi di averceli infilati. Purtroppo, questa errata abitudine è stata causa del ritrovamento di agenti caduti in combattimento che tenevano i bossoli stretti in mano. Un altro esempio? L’FBI ha adottato per anni un addestramento al poligono che si è dimostrato fallimentare. Agli agenti veniva insegnato ed estrarre, esplodere due colpi e rimettere in fondina. Il risultato è stato devastante, durante reali scontri a fuoco, gli agenti tendevano a rinfoderare la pistola appena sparati due colpi, questo anche se l’avversario era ancora in piedi ed grado di offendere. Pazzesco? Forse, ma è tristemente vero, sono morti degli agenti anche per questo.

Impariamo dalle esperienze e facciamone tesoro, nelle esercitazioni al tiro operativo che svolgono i miei allievi, pretendo sempre che, al termine dello scontro a fuoco, essi eseguano una scansione visiva dell’ambiente, con contemporanea valutazione della situazione, prima di riporre l’arma in fondina.

 

Il concetto di un addestramento errato lo si può ritrovare anche nell’insegnamento dello scontro corpo a corpo, magari in un esercizio contro un avversario armato di coltello da training. E’ assolutamente un errore dire al proprio allievo che è stato toccato dal coltello avversario “il tuo nemico è riuscito a colpirti, ti ha fregato, adesso sei morto!”.Errore gravissimo dell’insegnante. Un allievo non deve MAI associare il contatto del coltello sul proprio corpo col ritenersi automaticamente morto, gettando la spugna e bloccandosi durante l’esercizio. In uno scontro reale sono troppe le variabili in gioco, il tipo di danno, la posizione del taglio, l’adrenalina stessa può farci fare cose impensabili, ci sono state vecchiette che sono riuscite a telefonare ai soccorsi anche dopo aver ricevuto numerose coltellate o membri di gang che hanno portato a casa la pelle con numerosi proiettili in corpo ed ancora oggi possono raccontarlo. Un buon istruttore non dovrebbe insegnare a morire, ma a rimanere vivi, dovrebbe indicare l’errore e dire “ok, ti ha preso, la prossima volta farai meglio, ma ora continua, fai vedere chi sei ed abbatti quel bastardo”

Pertanto ragazzi, quando vi addestrate ricordate che state addestrando anche il vostro subconscio, il vostro pilota automatico. Vedete di programmarlo come si deve.

 

Manuel Spadaccini, Carabiniere in congedo e professionista nel settore dell’autodifesa, è il fondatore e Direttore Tecnico della KMA – Krav Maga Academy. Coadiuvato dal suo Staff addestra alla difesa personale corpo a corpo e al tiro operativo israeliano, gli Allievi dell’ Accademia, con tecniche idonee ai diversi incarichi per Civili, Police o Militari.

Ulteriori informazioni su www.kma.it a info@kma.it

 

 

Didascalie:

immagine 1 – L’esercitazione allo scontro a fuoco va conclusa sempre con uno scanning visivo, adottiamo questa abitudine in addestramento, potrebbe tornare preziosa in un reale conflitto.

 

Immagine 2 – Ferito non significa morto. Nell’addestramento coltello contro coltello non dobbiamo fermarci se veniamo colpiti, finiremmo per bloccarci anche in uno combattimento reale.

 

Immagine 3 – Da un combattimento contro un avversario armato di coltello ne usciremo sicuramente feriti. Partiamo sempre da questo presupposto.

 

Immagine 4 – In caso di ferita non dobbiamo darci per sconfitti. Sfruttiamo la nostra carica adrenalinica a nostro vantaggio.

 

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KMA

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